vorrei saperti in ascolto, in attesa, in viaggio
: per me e di me e verso di me
Non esiste il tradito, il traditore, il giusto e l’empio,
esiste l’amore finché dura e la città finché non crolla.
La Compagnia dell’Anello, Adescalco Marangoni
Gandhi (Porbandar, 2 ottobre 1869 – Nuova Delhi, 30 gennaio 1948): “L’unico tiranno che accetto in questo mondo è la voce silenziosa dentro di me.”
(La foto viene dal blog cortoperscelta.it)
A contarle, le volte che mi dici
amore, persino tu
che sei brava coi numeri
perderesti il conto, amore mio.Però dovresti solamente dirlo,
giammai scriverlo, amore, che mi ami.Dell’amore non si dovrebbe scrivere.
Quella parola, non dovresti, amore,
scriverla in migliaia di sms.Ciò che scritto rimane, amore mio,
mentre l’amore, amore,
è così volatile (non ridere!).
Invano tentiamo di avvincerlo
coi lacci disperati degli avverbi
(ti amo tanto, ti amo davvero…).Posso dirtelo a voce, sussurrartelo
dentro il piccolo orecchio, nella bocca
sulla nuca e dovunque ti solletichi
il mio fiato: ti amo (tanto, sì).
(E poi mi piacci, sì, con tante c).Non so scrivere più dell’amore,
specie di quello che tu dici dolce
e vero. Per antica consuetudine
col disamore, sono arcigne e torve
le mie poesie d’amore – e poco adatte
a questo nuovo amore.Ma l’amore, l’amore nei tuoi occhi
mi guarda con tanta dolcezza,
con tanto amore, e le tue parole
sono così benevole (la cosa,
ti assicuro, non è per me usuale),
e io ti amo tanto, ma così tanto
che rischio anch’io di scriverlo, senz’ombra
di dubbio e di fastidio, che ti amo.
Ma dopo è peggio: “Una volta ho spremuto il seme da solo per pura felicità di solitudine, giù da uno scoglio salito fino in cima. Stanco di nuoto, irrigidito di freddo ero montato lassù dove c’erano spine, lucertole, sterco di gabbiani e la terra scottava. Misi la schiena sull’aspro suolo e il calore mi prese tra il sole di sopra e il terreno riarso. Il fiato si allargò profondo, il sesso s’inorgoglì di una sua gioia e il seme rotolò nelle polvere alla cieca”.
Uè, De Luca, tu una pippa ti sei fatta e ne stai facendo una poesia scema. Spremere il seme? E che cos’è un limone? Il sesso s’inorgoglì? Essì, l’orgoglio del cazzo. Ma come ti vengono certe espressioni? È pudore? Una pippa è una pippa è una pippa, potremmo dire parafrasando la Stein. E hai pure scelto un posto scomodo assai per sparartela.
L’isola è una conchiglia
Gli abusivi napoletani vi rendono il viaggio gradevole. Perché, qundo vi spingono a salire sul loro pulmino, non vi offrono la Stazione, meta di qualunque viaggiatore. Ma la ferrovia, che - invece - rende remoto il tempo del vostro viaggio, così: ai margini della frontiera. Cape ‘e vacca è un abusivo: è padrone di un pulmanino sciancato ed è stanco, pure se c’ha solo trent’anni. Dice:
- Sapete che faccio se vinco all’enalotto? Carico il pulmanino sano sano. Co’ tutta la gente. Poi: arrivo in mezzo al bordello del Museo? Piglio il pulmanino e lo lascio là. Co’ tutta le gente dentro. Sa’ spicciassero loro.
Ecco la vignetta di Staino di ieri sulle famiglie allargate finalmente tornata visibile.
(da l’unità
La popular empresa de muebles sueca se atreve con el Surrealismo
La popolare impresa di mobili svedese si lancia nel Surrealismo.
E tu fidati delle mie dita che toccano stringono carezzano, più che della mia lingua troppo spesso muta.
Io provo a non temere parole che bruciano, e intanto tengo i tuoi gesti a consolarmi, silenziosi. Ognuno trova pace nella sua lingua madre.
Sono sere di un’indifferenza così addolorata che,
prima di cominciare nelle cose, l’autunno comincia in noi.


